Il caso Cassirer e il dipinto di Camille Pissarro

Il 9 gennaio 2024, il Nono Circuito della US Court of Appeal si pronuncia su un lungo contenzioso che ha visto coinvolte la famiglia Cassirer e la Fondazione Thyssen-Bornemisza di Madrid per il dipinto impressionista di Camille Pissarro, “Rue Saint-Honoré, dans l’après midi. Effet de pluie, 1897”.

Secondo la decisione della Corte, il dipinto è di proprietà della Fondazione e destinato a rimanere in Spagna. Sfumano così le speranze degli eredi di ottenerne la restituzione.

La storia del dipinto e il contesto storico

Il verdetto giunge all’esito di uno dei casi giudiziari più lunghi e travagliati che ha coinvolto il mondo dell’arte nel secondo dopoguerra e solleva questioni etico giuridiche sullo spinoso tema della nazi looted art.

La vicenda nasce nella Germania del 1939, quando Lily Cassirer Neubauer, di origine ebrea, viene costretta a vendere il dipinto ai nazisti per poter lasciare il Paese, senza ricevere in cambio alcun corrispettivo. Anzi, l’opera viene fortemente svalutata, e proprio per tale motivo, nel dopoguerra, la Cassirer avvierà un’azione legale nei confronti della Germania, conclusa nel 1958 con un risarcimento di 120mila marchi tedeschi.

Nel dopoguerra, la famiglia perde ogni traccia dell’opera. Il dipinto transita negli Stati Uniti, approda nelle gallerie di Beverly Hills e New York, e nel 1976 entra nella collezione privata del Barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza. Negli anni ’90, il dipinto viene acquistato dalla Fondazione Thyssen-Bornemisza – con il finanziamento del Regno di Spagna – e trasferito a Madrid all’interno dell’omonimo Museo – dove è tutt’ora esposto assieme all’intera collezione del Barone, deceduto nel 2002.

La battaglia legale negli Stati Uniti

Nei primi anni 2000, gli eredi di Lily Cassirer rintracciano l’opera e ne chiedono la restituzione immediata. Il Museo risponde con un secco diniego e così, nel 2005, i Cassirer intraprendono la loro battaglia legale per la restituzione del dipinto.

Il giudizio viene instaurato negli USA nei confronti della Fondazione spagnola. Risolta la questione sulla giurisdizione1, i giudici si trovano a dover scegliere quale legge applicare, se quella americana e quella spagnola, che disciplinano in maniera opposta la possibilità di ottenere la proprietà su un bene acquistato da chi non ne ha titolo. La questione è “semplice”: se viene applicata la legge americana il dipinto ritorna ai Cassirer, se viene applicata quella spagnola no.

  • Legge USA: applicando il principio nemo dat, chi acquista da chi non ha titolo non può acquisire la proprietà.
  • Legge spagnola: consente l’acquisto di buona fede, anche da chi non ha titolo, se sono soddisfatti determinati requisiti (buona fede e/o decorso di un determinato periodo di tempo).

La scelta del Nono Circuito ricade inizialmente sulla legge spagnola, sostenendo la buona fede della Fondazione al momento dell’acquisizione.

I Cassirer ricorrono allora alla Corte Suprema, ma ciò non cambia le sorti della vicenda. La questione viene rimessa al Nono Distretto che conferma l’applicabilità della legge spagnola, dichiarando il dipinto di proprietà del Museo ex art. 1955 del Codigo Civil.

Considerazioni sulla nazi-looted art

Un verdetto certamente controverso che si abbatte sul delicato tema delle spoliazioni operate dal regime nazista e che lascia molti dubbi e interrogativi sul piano etico e morale.

Quello della nazi-looted art è un capitolo “sporco” della storia del nazismo, che ancora affligge il mercato dell’arte: a quasi ottant’anni dalla fine della Guerra, si stima che risultino ancora disperse più di centomila opere in tutto il mondo.

Il loro ritrovamento ed il loro recupero è difficile e richiede un grandissimo sforzo a livello internazionale.

L’impegno e la sensibilizzazione internazionale verso questo tema sono stati cristallizzati nei Washington Principles, redatti durante la Conferenza di Washington del 1998 sui beni dell’Olocausto (successivamente richiamati e potenziati dalla Dichiarazione di Vilnius del 2000 e dalla Dichiarazione di Terezin del 2009).

Principi non vincolanti che fungono da “criteri guida” per i vari Stati che vi hanno aderito, pur nel rispetto dei diversi sistemi giuridici coinvolti. Principi in forza dei quali gli Stati aderenti hanno formalizzato il proprio impegno a garantire l’identificazione ed il ritrovamento delle opere trafugate e a facilitare soluzioni giuste ed eque di fronte alle richieste di recupero.

Nel caso Cassirer, la Corte ha sottolineato che il rispetto dei principi etici non poteva sovrastare l’applicazione della legge vigente, lasciando aperto il dibattito tra diritto e morale.

Ma, allora, in questa vicenda, la condotta della Spagna è stata effettivamente ispirata a questi principi morali? e il verdetto dei giudici americani rappresenta davvero quella soluzione “giusta ed equa” a cui aspirano i Washington Principles in vicende analoghe?

Sembra quasi che in questo caso l’applicazione della legge abbia imposto una strada opposta rispetto a quella dell’etica e della morale e che la Corte non abbia fatto altro che seguirla.

Interessanti, al riguardo, le parole del giudice Callahan in chiusura della decisione: A volte il nostro giuramento e la consapevolezza del nostro ruolo di giudici d’appello ci impongono di approvare un risultato in contrasto con la nostra bussola morale. […] La Spagna, avendo riaffermato il suo impegno nei confronti dei Principi di Washington sull’arte confiscata ai nazisti […] avrebbe dovuto rinunciare volontariamente al dipinto. Tuttavia, come abbiamo affermato in precedenza, “non possiamo ordinare il rispetto dei Principi di Washington o della Dichiarazione di Terezin”. La nostra opinione è obbligata dalle constatazioni di fatto della corte distrettuale e dalla legge applicabile, ma vorrei che fosse altrimenti.

Questa decisione lascia solo due certezze: che la famiglia Cassirer continuerà a lottare per ottenere la restituzione di questa meravigliosa opera d’arte e fatto che il dibattito su proprietà, etica e diritto internazionale dell’arte rimane assolutamente aperto.


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1 Il Foreign Sovereign Immunities Act statunitense del 1976 (di seguito, FSIA) prevede l’immunità per gli stati stranieri dalla giurisdizione delle corti statunitensi. La legge tuttavia prevede alcune eccezioni, come nel caso in cui siano “coinvolti diritti di proprietà espropriati in violazione del diritto internazionale”. Proprio in base base a tale eccezione, i giudici hanno ritenuto ammissibile la competenza giurisdizionale USA per il caso in esame.

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