Proteste eco-attiviste e patrimonio culturale: l’arte come voce per il pianeta

Cosa c’entrano le proteste eco-attiviste con il patrimonio culturale?

Negli ultimi anni, celebri opere d’arte sono diventate il megafono di nuovi gruppi eco-ambientalisti che vogliono richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica. Organizzazioni come Just Stop Oil e Extinction Rebellion realizzano proteste civili non violente, spesso indirizzate al patrimonio artistico internazionale. L’obiettivo è quello di scuotere l’opinione pubblica. L’arte, in questo contesto, si trasforma in una potente cassa di risonanza per veicolare messaggi ambientalisti.

Il cliché delle performance eco-attiviste

Queste proteste sono realizzate seguendo quasi sempre lo stesso cliché. Le opere vengono imbrattate con sostanze lavabili e accanto ad esse compaiono slogan del movimento. L’obiettivo è colpire l’opinione pubblica, senza danneggiare direttamente l’arte – anche se il rischio che ciò accada è sempre reale!



Il patrimonio culturale vittima delle proteste: alcuni esempi nel mondo…

Negli ultimi anni, artisti del calibro di Klimt, Van Gogh, Vermeer, Monet e Leonardo sono stati al centro di azioni di protesta da parte del movimento Just Stop Oil.

La National Gallery è stata teatro di molte performance: nel luglio 2022, alcuni attivisti si sono incollati all’opera “The Hay Wain” di John Constable, coprendola con pannelli che rappresentavano la devastazione ambientale causata dalla dipendenza dal petrolio. Lo slogan provocatorio: “Quando non c’è cibo o acqua, a cosa serve l’arte? amplificava la protesta”. Sebbene l’opera abbia subito solo lievi danni, l’azione ha suscitato un ampio dibattito.

Un altro episodio significativo è avvenuto qualche mese dopo, quando un gruppo di attivisti ha lanciato una zuppa Heinz sui “Girasoli” di Van Gogh. Nel 2023, un altro gruppo ha colpito a martellate il vetro protettivo della Venere di Rokeby di Diego Velázquez, fortunatamente senza causare danni.

Le proteste non hanno risparmiato nemmeno il Louvre. Nel 2022 e nel 2024, un manipolo di manifestanti ha colpito la celebre Monnalisa prima con una torta e poi con una zuppa. Grazie al vetro blindato, l’opera è rimasta intatta.

Al Museo Barberini di Potsdam, vittima illustre il povero Monet durante una clamorosa protesta che risale ormai al 2022. Alcuni attivisti hanno lanciato del purè di patate sull’opera “Les Meules”, accompagnando il gesto con lo slogan: “Cosa vale di più, l’arte o la vita?”.

Come non ricordare poi la protesta realizzata all’AI Mauritshuis Museum dell’Aja, nell’ottobre 2022, quando tre attivisti di Just Stop Oil si sono incollati al vetro protettivo de “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer.

…e qualche esempio in Italia

Gli attivisti del clima non hanno risparmiato nemmeno il Belpaese, con il suo immenso patrimonio artistico.

Tra i musei più colpiti, gli Uffizi con attacchi significativi da parte del movimento Ultima Generazione. Nel 2002, alcuni attivisti si sono incollati al vetro de “La Primavera” di Botticelli, mentre qualche anno hanno attaccato alcune foto dell’alluvione di Campi Bisenzio sulla celebre Venere (gesto punito con 20mila euro di multa, come previsto dal nuovo decreto “Eco Vandali”).

E Roma? Nel 2022 è stata la volta dei Musei Vaticani, dove alcuni giovani si sono incollati al Laocoonte esponendo lo striscione “no gas e no carbone”, mentre, nel 2023, un gruppo di attivisti ha imbrattato la Fontana Barcaccia di Roma con il messaggio “Non paghiamo il fossile”.

Le reazioni degli ordinamenti in Europa

In Europa, i vari Paesi hanno cercato di adottare misure di sorveglianza più attente a prevenire il dilagare delle azioni di eco attivismo e di inasprire i provvedimenti applicabili nei confronti di chi realizza azioni di protesta non autorizzate.

In Italia è stata introdotta la legge n. 6 del 22 gennaio 2024, fortemente voluta dall’ ex ministro Sangiuliano per proteggere il patrimonio culturale dagli atti vandalici. La norma ha inasprito le pene per i reati di danneggiamento (art. 635 c.p.) e deturpamento o imbrattamento di cose altrui (639 c.p.) aggiungendo la previsione che il “trasgressore” debba rispondere in prima persona dal punto di vista patrimoniale per i danni arrecati al patrimonio artistico.

Le reazioni dell’opinione pubblica

Quel che è certo, comunque, è che le azioni dei gruppi eco-attivisti hanno suscitato reazioni contrastanti nell’opinione pubblica internazionale.

Se da un lato, che chi sostiene il messaggio ambientalista e riconosce l’urgenza di affrontare la questione relativa alla crisi climatica, dall’altro c’è chi critica le modalità con cui tali proteste vengono realizzate (mettendo a repentaglio l’integrità del patrimonio artistico mondiale). In altre parole, anche chi accoglie il messaggio lanciato dagli attivisti si chiede quale sia il senso di colpire proprio l’arte.

Di fatto, questi gruppi utilizzano l’arte come strumento per stimolare una riflessione profonda nell’opinione pubblica e sollevare interrogativi cruciali sul futuro del nostro pianeta. Le azioni provocatorie che vengono realizzate vogliono portarci a riflettere su cosa rimarrà del “bello” in un mondo minacciato dalla devastazione ambientale. L’arte diventa un veicolo per sensibilizzare e mobilitare le persone verso la salvaguardia del nostro pianeta, involontaria portavoce di un monito potente sulla fragilità del nostro mondo e sulla necessità impellente di agire per salvaguardarlo. Prima che il silenzio della devastazione ambientale sovrasti ogni forma di espressione.

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